VINICIO CAPOSSELA: domenica 2 agosto a Monfortinjazz “30 anni de Il Ballo di San Vito”, lo speciale concerto sold out per celebrare l’anniversario dell’album.
VINICIO CAPOSSELA
30 anni de “Il Ballo di San Vito”
Domenica 2 agosto
ore 19
MONFORTINJAZZ
Auditorium Horszowski- Monforte d’Alba (CN)
SOLD OUT
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Vinicio Capossela (c) Guido HarariDomenica 2 agosto Vinicio Capossela torna dal vivo a Monfortinjazz, all’Auditorium Horszowski di Monforte d’Alba (CN), per un concerto speciale che ripercorre integralmente uno dei suoi lavori discografici più amati, Il Ballo di San Vito, a trent’anni dalla sua pubblicazione.
Una grande festa che ha registrato il tutto esaurito per celebrare un album che ha segnato per sempre la canzone d’autore italiana.
Pubblicato nel 1996 e inciso tra Bologna e altre case temporanee, Il Ballo di San Vito fu una dichiarazione di poetica.Una commistione inedita di jazz, blues, tango, musica popolare e ironia coltissima, con arrangiamenti che portano il segno di un’intera comunità sonora, a cui partecipò anche il chitarrista Marc Ribot nella prima di varie collaborazioni con Capossela.
“Più che un disco, Il Ballo di San Vito è stato una vicenda.” Spiega il cantautore. “Una storia nata tra le città e le statali fangose della pianura, sospinti nel paese come in un grande flipper, in cui Torino è uno degli special di maggior punteggio”.
L’album infatti deve molto alla Mole: tra i suoi protagonisti Davide Graziano alla batteria, Carlo Rossi al mixer, Cato Senatore alla chitarra, con la presenza vigile di Renato Striglia, diavolo custode e compagno di viaggio di quell’avventura. La sovversione su ruote di quel disco — dopo avere attraversato guard rail, periferie dell’animo e accolite di rancorosi — finiva sulle rive del Po con “Il Tanco del Murazzo”, sulla cui banchina si sollevava il grande tacchino d’Oriente. Una visione che avrebbe generato due anni dopo Live in Volvo e, qualche stagione più tardi, Ovunque Proteggi.
Quello alla cinquantesima edizione di Monfortinjazz non è dunque solo un anniversario, quanto piuttosto un’occasione per rimettere in circolo quelle canzoni, come si riapre una pista da ballo rimasta chiusa troppo a lungo, in un live capace di unire presenze e assenze in un unico suono.
Perché Il Ballo di San Vito non è mai stato un disco da ascoltare seduti. L’infiammazione che l’ha generato costringe al movimento.
Del resto, anche dopo trent’anni, il muschio non si è formato sopra il sasso.
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